Fertilizzanti

La stagione delle concimazioni si apre in genere con la ripresa primaverile: tra marzo e aprile vanno fertilizzate le piante d’appartamento, quelle da fiore, in vaso o in piena terra, gli arbusti da fiore o da frutto in giardino, gli alberi giovani e quelli da frutto, le piante da orto e il tappeto erboso. L’apporto deve continuare durante tutta la bella stagione, per terminare in settembre-ottobre, quando tutti i vegetali del giardino e del frutteto, e perfino la terra delle aiuole dell’orto gradiranno una fertilizzazione organica oppure chimica a lenta cessione.

In inverno solo una categoria può venire concimata: quella delle piante d’appartamento se tenute in locali riscaldati o in veranda, dove continuano ad accrescersi e, talvolta, anche a fiorire, operazioni per le quali è necessario il sostegno nutrizionale.
Siate sempre regolari e costanti negli apporti: forniture troppo distanziate nel tempo, a seconda del tipo di pianta, possono dare luogo a risultati nulli in termini di benessere del vegetale e di soddisfazione estetica o produttiva.

Come scegliere il prodotto giusto

In commercio, soprattutto negli ipermercati, si trovano i cosiddetti “fertilizzanti universali”: è vero che sono economici e fanno risparmiare tempo (un solo prodotto per tutte le piante), ma è anche vero che coprono solo le piante d’appartamento e da balcone, senza peraltro offrire risultati eclatanti. Poiché invece esistono anche prodotti specifici per ogni categoria di piante (piante verdi, orchidee, gerani, acidofile, fragole, ortaggi, fruttiferi, kiwi…), se desiderate un buon successo è sempre buona norma preferire il concime specifico, se esiste, rispetto a quello universale.

Tutti i fertilizzanti minerali contengono i macroelementi (azoto, N, sotto forma nitrica, ammoniacale, ureica; fosforo, P, sotto forma di anidride fosforica; potassio, K, sotto forma di ossido di potassio, indispensabili per l’accrescimento e il corretto svolgimento di tutte le funzioni vitali, insieme con calcio, magnesio e zolfo. Sempre più spesso tuttavia, vi si trovano anche preziosi microelementi (ferro, zinco, rame, manganese e boro), che incentivano le funzioni di base del vegetale, a partire dall’attività fotosintetica che ne permette la vita stessa.
I concimi con alto titolo di azoto sono consigliati per le piante verdi, gli alberi (anche da frutto) e gli arbusti ancora in formazione, gli ortaggi da foglia e da fusto e il tappeto erboso, perché questo elemento serve allo sviluppo della parte aerea verde e dell’apparato radicale. Il fosforo favorisce la resistenza a malattie e avversità climatiche: è raccomandabile un alto titolo in caso di stagioni particolarmente piovose. Infine il potassio è indispensabile per la produzione di fiori e frutti, la colorazione e il sapore: un contenuto elevato è necessario per tutte le piante da fiore e da frutto, durante la loro formazione.

Il calcio (Ca) risulta essenziale per la nutrizione dei vegetali e agisce positivamente sulla struttura del terreno, migliorandola, aumentandone la permeabilità e la porosità. Il magnesio (Mg) costituisce l’atomo centrale della clorofilla, fondamentale per la fotosintesi; presiede anche alla formazione degli zuccheri, delle proteine, dei grassi e delle vitamine. Lo zolfo (S) partecipa alla formazione di molti composti, come enzimi, proteine e vitamine, migliora le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, abbassa il pH e favorisce l’assorbimento degli elementi.
Infine, i microelementi (elementi-traccia o elementi secondari), come ferro (Fe), manganese (Mn), boro (B), zinco (Zn), rame (Cu) ecc., e gli acidi umici: i vegetali li utilizzano in quantità infinitesimali ma assolutamente indispensabili per favorire la crescita e garantire la corretta produzione della clorofilla. Quando scarseggiano, le foglie ingialliscono lungo i margini e intorno alle nervature. In particolare il ferro è tra i 10 elementi indispensabili alle piante; partecipa alla sintesi della clorofilla, è parte integrante di vari enzimi dei processi fisiologici, partecipa attivamente al processo di fissazione biologica dell’azoto atmosferico. La carenza determina clorosi.

Quando è meglio bio

I fertilizzanti organici, ammessi in agricoltura biologica, operano a livello di substrato, migliorandone la struttura, più che sulla singola pianta: il pronto effetto non è sempre assicurato (se lo desiderate, optate per un prodotto “organo-minerale”, che assomma anche il rilascio immediato), ma l’esemplare nel tempo diviene robusto e resistente, oltre che bello e produttivo.
L’impiego più utile avviene nell’orto e nel frutteto (ma anche in giardino), in ottobre-novembre quando, dopo una stagione di intensa produzione, è tempo di reintegrare le riserve depauperate nell’annata appena terminata. Potete avvalervi di compost maturo, stallatico secco, pollina, sangue secco, cornunghia, guano ecc.
Tutti forniscono elementi minerali indispensabili (azoto, potassio, fosforo), in forme che ne consentono un lento rilascio, permettendo così, data la stagione di quiescenza, da un lato una ricostituzione delle riserve nel suolo, e dall’altro un utilizzo da parte dei vegetali proprio nel momento in cui ne avranno effettivamente bisogno, cioè in primavera. Sarà infatti l’azione dei microrganismi del terreno (batteri, funghi, insetti, lombrichi), che se ne nutrono, a scomporre la sostanza organica in sali o in singoli minerali (la cosiddetta “sostanza inorganica”), unica forma utile all’assorbimento da parte dei peli radicali. Per ottenere questa demolizione, in genere servono da un mese a 2-3 anni, a seconda del materiale organico di partenza: nei concimi organici comunemente in commercio viene appositamente selezionata la sostanza organica che può venire attaccata da microrganismi (e intemperie, che contribuiscono – mediante l’azione del gelo-disgelo invernale – alla decomposizione del materiale organico) in tempi piuttosto rapidi (1-4 mesi per la completa trasformazione in elementi minerali). Così i vegetali vengono nutriti per un lasso di tempo abbastanza prolungato, senza però che i minerali corrano il rischio di venire dilavati negli strati più profondi del suolo: risultano disponibili per l’assorbimento vegetale solo piccole quantità per volta, che vengono del tutto consumate dalle piante senza dispersioni.
Inoltre, la sostanza organica contribuisce indirettamente a un miglioramento della struttura del terreno: l’azione dei microrganismi provoca un rimescolamento delle particelle di terra, nonché una arieggiatura e decompattazione degli strati pedologici superficiali, particolarmente utile per quei suoli (come quello argilloso) che soffrono di costipazione. Nei terreni sabbiosi (che tendono all’esaurimento delle risorse), la sostanza organica consente di trattenere più a lungo gli elementi nutritivi apportando particelle complesse che, almeno provvisoriamente, lo strutturano.

I prodotti organici, uno per uno

La cornunghia è un concime naturale a base di piccoli frammenti di corna e unghie animali, commercializzato in scaglie. E molto ricco di azoto e anidride fosforica ad alta efficienza fertilizzante, va utilizzato con largo anticipo per la concimazione di piante che chiedono nutrimento nel lungo periodo. Il sangue secco, il carniccio e l’epitelio animale idrolizzato (farina di carne o carniccio), consistono in farina di carne e sangue provenienti dalla lavorazione delle pelli. La cessione dell’azoto è molto rapida da parte del sangue secco (va usato in piccole dosi frequenti per non bruciare le piante), ed è invece media da parte del carniccio. La bentonite (cenere vulcanica) è una farina d’argilla, che migliora la struttura di terreni leggeri e sabbiosi; in vaso assorbe l’umidità e le sostanze concimanti che vengono poi lentamente cedute alle piante; va addizionata nella dose di 5 kg per metro cubo di terra. Le fosforiti sono rocce sedimentarie derivanti dal deposito di organismi marini. Possiedono un elevato tenore in fosforo di elevato potere fertilizzante.
La leonardite proviene dai giacimenti di lignite; è ricca di acidi umidi e fulvici; si utilizza come ammendante del terreno argilloso, che rende più soffice e in cui aumenta il quantitativo di humus.
Il litotamnio è una farina di alghe coralline calcaree, ricca di calcio, magnesio e altri oligoelementi, si presenta sotto forma di polvere impalpabile finissima color crema oppure in granuli. Oltre che per nutrire le piante, serve ad apportare calcio e a correggere i terreni acidi; può venire addizionato nella dose di 3-5 kg per metro cubo di terra. Fra le sostanze di origine vegetale, il panello di ricino è costituito dai residui dell’estrazione dell’olio dai semi del ricino, ed è ricco di proteine vegetali facilmente decomponibili, oltre che di azoto; è un ottimo ammendante e attivatore biologico, possiede proprietà insetticide e geodisinfestanti utili nella prevenzione dei marciumi del colletto. E tuttavia allergogeno per contatto: impiegatelo muniti di guanti e mascherina. I concimi a base di alghe, in polvere o liquidi più o meno concentrati, sono ricchi di fosforo, azoto, potassio, microelementi, vitamine, ormoni e acido alginico. Panello e alghe hanno azione immediata, e per questo si impiegano anche come concimi fogliari (irrorazione diretta sulla parte aerea della pianta). La borlanda infine è un residuo di lavorazione della barbabietola da zucchero (melasso di barbabietola; più raramente proviene dalle vinacce). Contiene fosforo in percentuali trascurabili, ma ha quantità di potassio anche più del doppio dell’azoto presente (N 3, K 6,5), tanto da doverla considerare soprattutto un concime potassico. In forma liquida i tempi di rilascio dell’azoto contenuto sono da considerarsi medi: è utilizzabile anche nell’orto in presemina.

Tratto da: Trafioriepiante


Lo sapevi che:

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